La Scuola sta vivendo tempi particolarmente difficili. Sono in atto cambiamenti profondi nel suo assetto che, al di là degli inevitabili dubbi e incertezze, comportano la fatica di adattarsi al nuovo.
Se non bastasse, la Scuola viene sempre più sollecitata dalla Società ad assumere ruoli e svolgere compiti che spesso vanno al di là di quel che dovrebbe competerle in modo prioritario se non esclusivo: l’essere guida e promotrice del processo di educazione e istruzione dei giovani senza cadere nella tentazione di rincorrere mode culturali estemporanee con isomorfismi dall’esito improbabile proprio perché così facendo inseguirebbe modelli e stili che non le sono propri né appropriati. Ma anche senza arroccarsi in posizioni del passato che si rifiutano di ammettere che il nostro mondo è diverso da quello anche di un solo lustro fa.
Progetti come quello che qui presentiamo hanno molti meriti di natura didattica. Nel momento in cui gli studenti, sotto la guida esperta ed entusiasmante di un docente, sperimentano quanto sia appagante il gusto del sapere e fanno esperienza viva del loro studio teorico, credo si possa dire sia stato raggiunto in pieno l’obbiettivo della scuola. Ancora, quando studenti di liceo classico si applicano con successo al metodo scientifico raggiungendo risultati di qualità davvero elevata, credo che venga data la risposta più esauriente alla domanda circa la validità a tutt’oggi degli studi classici che continuano a formare una testa “ben fatta” requisito irrinunciabile per affrontare qualsiasi ordine di problema. Possiamo continuare sottolinenado come questo studio non abbia solo un’impronta multidisciplinare (poiché chiama in causa più discipline) ma raggiunga l’ambizioso obiettivo di essere transdisciplinare (poiché i vari campi disciplinari non rimangono separati ma si intrecciano richiedendo e sollecitando competenze trasversali e complesse) dimostrando che il sapere non conosce steccati.
Sono tutti argomenti validi e veri. Uno solo di essi basterebbe a giustificare il merito del progetto. Ma credo che l’aspetto tra tutti più positivo consista nell’effetto che questo tipo di esperienze sanno esercitare su chi le osserva. Chi ha modo di vedere gli occhi puliti e disinteressati di ragazzi che si dedicano con passione allo studio per il piacere di farlo e quelli di docenti innamorati del loro lavoro al punto di saper comunicare la loro stessa passione a tanti studenti motivandone la fatica, viene ripagato di ogni fatica e risanato da ogni sfiducia che tempi difficili come i nostri possono ispirare. Per averci messo a disposizione questo balsamo dovremmo essere tutti profondamente grati agli autori di questo studio.
Prof.sa Clara Rech
Dirigente Scolatico del Liceo Augusto di Roma










































